lunedì 5 maggio 2008

Il lavoro




L’ufficio si trova vicino a casa, impieghiamo 10 minuti con il tuk tuk o 30 minuti se vogliamo a piedi (l’abbiamo fatto una volta e non penso lo ripetiamo). Lo stabile è stretto e alto con ripidissime scale in mezzo a scalini profondi solo per un piede cambogiano. Al pianterreno si trova l’ufficio del consolato dove ti accoglie Mr. Chan il segretario, un cambogiano che a quanto sembra non ha avuto una vita facile nel periodo di Pol Pot.




Il team è molto giovane ed è composto chiaramente dallo Zio, il direttore dell’Hagar International, Fulvio un italiano che si occupa dello sviluppo dei business nei vari stati, Karen dalla Malaysia che si occupa di marketing e comunicazione con i donatori,
Laura un'americana responsabile dello studio e lo sviluppo dei programmi sociali,
aiutata da una stagista tedesca (Leila),
la Gio che è la responsabile finanziaria del gruppo e io responsabile di dell’informatica. Dimenticavo la segretaria Raksa, cambogiana di filo cinese. (Quello a destra è Mister Chang)

Abbiamo cominciato subito, anche perché la settimana dopo era già festa (capodanno cambogiano) e quindi era meglio iniziare a conoscere il lavoro per poi avere qualche giorno per ambientarci (acclimatarci). Come ogni nuovo lavoro, l’inizio non è facile. Non sai bene cosa fare, dove trovare le cose, come comportarti e cosa esattamente viene preteso. In più ci troviamo in un altro tipo di realtà, quello delle NGO in un paese asiatico povero. Da una parte ci sono tutti gli aspetti come una NGO lavora, che sono diversi da un’impresa privata come la conosciamo noi. Dall’altra parte ci sono i cambogiani che vedono la vita e il lavoro un po’ diversamente dal nostro modo industrializzato. Bisogna dirli esattamente come fare, non dare nulla per scontato e non pretendere che le facciano subito.

E’ interessante essere così coinvolti in prima persona nello sviluppo di questi progetti per l’aiuto alle persone meno fortunate di noi. Inoltre essendo un piccolo team si viene a conoscere tutti gli aspetti e le problematiche legate ai progetti. L’obiettivo di quest’anno è di aprire delle attività sociali, quindi di aiuto, supporto alle donne oppure di business che potrebbero essere delle società di catering, alla fabbrica ti tappeti, ecc. in Afghanistan, Vietnam, Laos, India e forse Nepal. Vengono impiegati diversi mesi di studio e ricerca,da parte del team e dei specialisti sul posto. La difficoltà maggiore non è solo trovare i finanziamenti ma c’è da considerare le varie situazioni politiche, culturali e religiose. L’Afghanistan inizierà il primo maggio.

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