giovedì 2 aprile 2009

Vacanza in Borneo-parte terra

Mi rendo conto che stiamo scrivendo poco sulla Cambogia ma appena avremo raccolto altre foto vi prometto nuove descrizioni illustrate sugli usi, costrumi e stranezze cambogiane.

Ma ora siamo appena tornati dalla nostra Vacanza e siccome sono ancora rilassata e euforica del viaggio non vedo l'ora di raccontarlo.
Meta: Borneo, Malesia.
Ho sempre voluto andare in Borneo, anche se appunto non avevo ben realizzato dov'era, mi sembrava una meta affascinante soprattutto per le sue bellezze naturali. Nelle foreste pluviali del Borneo non solo vivono animali unici al mondo, come gli Oranghi e la tigre nebulosa, cresce anche il fiore piu grande al mondo, la Raflesia con un diametro fino a 1.5m. Per chi non l'ha ancora vista in qualche documentario questa è un immagine "rubata" da internet perchè noi non eravamo nella zona giusta per vederla.





Tornando a noi, partiamo da Phnom Penh dove incontriamo il temibile cane antidroga dell'aeroporto.




Voliamo dapprima in direzione Kuala Lumpur da dove riprendiamo un altro aereo per Sandakan, riuscendo a farci spillare un sacco di soldi da tonti turisti per andare da un terminale all'altro a KL, per fare solo 20km. Arriviamo a Sandakan in serata dove ci portano al nostro primo alloggio, il Sepilok Forest Edge Resort dove veniamo accomodati in un piccolo bungalow in mezzo al verde. Già lì i miei polmoni assaporano un po di nuovo ossigeno. A 15 minuti dal resort, nella riserva si trova un centro di riabilitazione per gli oranghi rimasti orfani o malati. Dopo aver dato loro le cure vengono rilasciati nella riserva ma per chi non si sente ancora abbastanza indipendente hanno costruito delle postazioni nella foresta per dar loro latte e banane. Una postazione è raggiungibile dai visitatori che possono assistere così al banchetto degli Oranghi osservando con calma quelli che si pensa siano i nostri antenati. Non potevamo tornare a casa senza vedere un Orango così abbiamo fatto anche noi i paparazzi con altri forse 100 turisti con altrettante macchine fotografiche. Ma le schimmie non si sono fatte intimorire, le prime a gironzolare erano i macachi.




poi finalmente....fruscio di foglie...arrivano i famosi Oranghi. Chiaramente abbiamo una vasta sezione di foto ma ve la risparmiamo:






questo piccolo poi sembrava burlarsi di noi, stava li attaccato difronte alla folla di turisti un po con le mani, poi con i piedi, poi si dondola contorcendo le gambe e facendoci le boccaccie con i suoi occhi grandi e furbi.





Il pomeriggio ci spostiamo già per Lahad Datu con un mini-bus, e qui iniziamo a capire come mai la guida dicesse che girare in Borneo da viaggiatori indipendenti non fosse facile. In effetti i trasporti fanno un pò desiderare, la Cambogia è meglio organizzata. Il problema è che i traporti pubblici "ufficiali" che fanno tratte lunghe sono pochi e non siamo riusciti a farci dare gli orari. Esistono poi i mini-van che in teoria trasportano 12 persone (in verità riescono a mettercene molte di piu) che non hanno orari, partono quando sono pieni e si trovano nelle intersezioni principali. Chiaramente ci sono anche i comuni taxi ma poi costano uno sproposito. Noi dovevamo essere a Lahad Datu per le 9.30 del giorno dopo e nessuno nel resort sapeva darci indicazioni chiare su che mezzo prendere per arrivare in orario e addirittura quante ora di viaggio sarebbero state, quindi decidiamo di partire già nel pomeriggio con un mini-van che sarebbe arrivato a prenderci ad una intersezione. Aspettiamo oltre 1 ora e quando stavamo quasi per rinunciare arriva un bus con scritto Lahad Datu. Ma quindi il bus esiste! Morale della favola, in Borneo dovete avere pazienza ma a piedi non rimanete.


Viaggio tranquillo tra le piantagioni olio di palme, che oramai a poco a poco stanno sostituendo le foreste. La richista mondiale di olio di palme aumenta sempre piu, tanto che oggi è al secondo posto tra gli olii commestibili al mondo. Io non l'ho mai notato, ma sembra si trovi d'appertutto, in diversi prodotti commestibili ma anche nella fabbricazioni di quelli non commestibili come la plastica. La Malesia produce il 50% del fabbisogno mondiale.


Lahad Datu non vale la pena nemmeno di ricordarla. Città squallida e poco accogliente. Non credo vedano tanti turisti occidentali, perchè viviamo le stesse scene come nelle provincie cambogiane. I bambini quelli più piccoli sbarrano gli occhi e ti guardano impietriti, i gruppi di ragazzine più grandi additano il Joerg mettonsi a ridere tra loro intimidite. I ragazzi maschi invece fanno più i duri ma non ti mollano gli occhi da dosso mentre passi.

Un inventato taxista ci porta al motel economico, tanto era per una notte, ma si rivela una vera topaia sporca e puzzolente così ripieghiamo per un hotel con qualche stellina in più ma pulito.


Il mattino ci prelevano dall'albergo e dopo le registrazioni nell'agenzia ci troviamo in un 4x4 direzione Danum Valley, in un resort nel cuore della foresta (a 80km da Lahad Datu). Il viaggio devo dire è stato abbastanza stancante, due ore e mezza di su e giu, qua e là su strade sterrate. Per gli ultimi chilometri la strada era una palta unica con buchi enormi. Ma devo dirlo, valeva la pena! Come arriviamo ci accolgono con corone di foglie e cocktail di frutta rigenerante.






Rimango estasiata, il resort non è grande ed è costruito tutto in legno, e si adatta bene all'ambiente, alla foresta che lo circonda. Il nostro bungalow è uno spettacolo, avevamo prenotato uno standard ma ci hanno dato l'upgrade in uno delux con addirittura la yacuzzi in balcone.

Non mi era mai capitato, e non immaginavo di trovare una sistemazione cosi bella e romantica in mezzo alla giungla. Da quel momento la nostra vacanza si è trasformata nel nostro viaggio di Nozze.


Nel tardo pomeriggio una guida ci porta a fare un giretto nei dintorni dove iniziamo a vedere qualche animaletto, per lo più insetti e una fitta fitta vegetazione con piante dal tronco a falde giganti.




La sottoscritta inoltre ha fatto il primo incontro con una sanguisuga. Tutti portano le calze anti-sanguisughe e si pensa che sia sufficiente. Eh no, la sanquisuga tigre che vive sugli alberi si lascia cadere quando sente passare una grande caraffa di gustoso sangue caldo, che poi per lei si rivela letale. Ce ne sono veramente tantissime in questa regione, ne ho tolte diverse che gironzolavano sui miei vestiti, sulla pancia e sulla schiena, ma ho sempre evitato che si attaccassero. Mentre il Joerg che ha la pellaccia dura e che dopo qualche ora di cammino oramai senti tutto il corpo che gratta, non si è nemmeno accorto di aver donato, ha visto solo la feritina ancora sanguinante mentre faceva la doccia. Non è che fanno poi così schifo è solo l'idea che si attaccano che mi fa un po effetto e ho cercato di evitarlo vestendomi un po di piu. Ma non come i giapponesi, che giravano nel bosco come come astronauti, avevano addirittura i guanti, un copricapo che copriva tutto il collo e almeno due strati di vestiti. Esagerati! Scusate se non ho foto nostre delle sanguisughe, eravamo troppo occupati a toglierle il piu velocemente possibile. Questa è rubata




Queste sono le calze anti-sanguisughe (da notare che avevo già adottato anche il il fularino da mettere al collo):

La sera siamo andati a fare un giro su un furgone aperto con un grande faro che la guida direzionava sulle piante e nel suolo circostante alla ricerca di animali notturni. Abbiamo visto una tarantola, un mouse deer (non sò in italiano) e una civetta che volava difronte a noi intrappolando un grosso insetto illuminato dalla torcia.


(Non ci sono foto a testimoniare gli avvistamenti)


Torniamo ai nostri alloggi e andiamo a letto presto perchè i trekking inizia alle 6.00 del mattino per vedere il risveglio della giungla e ascoltarne i suoni. Si appunto i suoni, se non riuscite a dormire per i nostri grilli in campagna non pensate di dormire bene nella foresta del borneo. Il rumore è quasi frastornante,le cicale cantanto tutto il tempo insieme ai vari tipi di uccelli, poi al mattino presto si aggiungono i richiami delle scimmie.


Il mattino, dopo aver superato la strada impaltata, arriviamo al canopy walkway. Si tratta di un cammino su ponti sospesi tra una pianta e l'altra a ca. 40 metri d'altezza. Il panorama è suggestivo, la foresta è avvolta da un manto di nebbia che la rende misteriosa e ancora tutto addormentato. La vegetazione è così fitta che è raro riuscire a vedere il suolo dai ponti. Ai primi raggi del sole tutto diventa di un verde brillante e i suoni cambiano leggermente, a parte quelli di una coppia russa che non ha smesso di parlare un attimo. Erò già come una pentola a pressiona pronta a scaricare di getto i miei pensieri, quando i due ci fanno notare un grosso orango che dormiva pacifico su una pianta sotto i nostri occhi (nemmeno la guida l'aveva notato), così li ho perdonati all'istante :) A quanto pare è raro osservarli nella natura così da vicino, di solito fanno i nidi più in alto e vedi penzolare giù qualche gamba o braccio. Dormiva beato e non si lasciava mica svegliare dai versi che gli faceva la guida. Apriva un po gli occhi, ti guardava, cambiava magari un po posizione e poi si riaddormentava. Finchè il russo stufo di aspettare il risveglio anche perchè avremmo dovuto aspettare almeno fino alle 11.00, ha pensato bene di urlarli con il suo vocione in russo: svegliati! Fattostà che è riuscito a svegliarlo e il povero animale ancora un pò confuso inizia a sgranchirsi, e dopo aver fatto una lunga pipi, una grattatina laggiù, inizia a fare colazione con buona linfa di albero. Ma il poverino è stato svegliato troppo presto così ogni 10 miniuti si riaddormenta li seduto con il pezzo di corteccia in mano. Darwin credo abbia ragione sull'evoluzione!

Orango femmina con il oranghino (sopra)

La nostra guida che ci ha portato in giro per 3 giorni nella giungla dicendoci i nomi di ogni pianta, fungo e animale che si incontrava. Inoltre mentre noi annaspavamo per fare soli 300m di dislivello, lui fresco come una rosa ci raccontava delle tribu indigene.
Ed eccola la nostra guida...l'Ultimo Samurai....



Ma non c'era da temere, perchè Indi ci avrebbe difeso....
Ci ha raccontato che ancora oggi queste tribù usano le cerbottane per uccidere gli animali. Oggi il veleno usato per i darti viene da una rana ma in passato mescolavano la linfa 3 tipi di piante, difficile da trovare nella giugla, per ottenere un veleno potentissimo in grado di uccidere anche un elefante.

Un pò di foto della foresta e delle cascate:


Questa la volevo portare a casa, mi piaceva come pianta ornamentale, ma forse avrei avuto qualche problema alla dogana:

Questa è la strada che conduce al resort
...e così diventavano sempre le scarpe

Questo invece è il resort visto dall'alto.





Questo è un fungo che abbiamo visto di notte che diventa fluorescente.



Una specie di mille piedi velenoso visto anche nel giro notturno
Se c'erano le cicale che cantavano...c'erano anche le formiche che lavoravano, e dovevate vedere come lavoravano. Tutto ben organizzato, c'era chi portava il mangiare, chi no e presumo che fossero le sostenitrici morali, e chi faceva mantenere i ranghi, ferme ai lati.



Questo è un quiz: sapete dirmi cosa abbiamo fotografato ?






Un saluto....



...con il cuore




L'avventura terra finisce e ci riportano alla stazione dei "bus" di Lahad Datu dove ci aspetta l'ultimo mini-van diretto per Semporna. Continua...































1 commento:

ro ha detto...

quante meraviglie meravigliose!! un bacio da noi che ora siamo qui a voi che siete ancora li